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Parlare al fantasma?

Ricordi di Anando, per molto tempo segretaria e assistente di Osho.

Non mi è mai sembrato di lavorare veramente, quando ero la segretaria di Osho e una delle persone che si prendevano cura di lui. Sembrava che non accadesse mai nulla di particolare. Era un essere speciale, certo... E io, sedendo in meditazione durante i suoi discorsi in Buddha Hall, ho vissuto i momenti più magici della mia vita. Ma lavorare con lui nella sua stanza era qualcosa di diverso: era così normale e ordinario, ed era molto facile stargli vicino. E anche appassionante: aveva una mente che funzionava come nessun¹altra! Spesso mi sembrava che la mia stessa mente fosse allargata e spinta verso nuovi territori dal suo modo di vedere le cose come da uno ³spazio siderale².

Inoltre era incredibilmente divertente, con un grande senso dell¹umorismo. Gli piaceva fare gli scherzi.

Mi ricordo quando ritornammo a Pune, nelll¹87, e al Resort  non c¹era molto spazio in cui abitare. Andai a vivere in Chuang Tzu, l¹edificio dove viveva anche Osho, in una stanza molto buia perché aveva le finestre piccolissime. Continuavo a svegliarmi nel cuore della notte perché sentivo bussare. Io non sono certo un tipo esoterico... sono il tipico avvocato con molto senso pratico, ma continuavo a svegliarmi perchè sentivo dei colpi. Arrivai al punto di essere un po¹ spaventata e di chiedere alle guardie chi era che continuava a bussare nel cuore della notte. Alla fine qualcuno mi disse che in quella stanza ci abitava un fantasma: ne avevano parlato anche le persone che l¹avevano abitata prima di meŠ Poi qualcuno informò Osho che un giorno mi chiese: ³Come ti trovi in quella stanza?².

E io risposi: ³Va bene, va bene². Non volevo sembrare una stupida. E lui: ³Ho sentito dire che c¹è un fantasma². E io: ³Beh, qualche volta sento bussare, ma penso siano le guardie². E lui: ³No, no, è un fantasma!². Con un¹espressione assolutamente seria aggiunse: ³Non devi aver paura, no, questo è un fantasma molto gentile, non devi preoccuparti di lui. È un gentiluomo, viveva in questa casa già da prima. Devi parlare con lui. Presentati e semplicemente parla un po¹ con lui².

Risposi che se qualcuno mi avesse sentito parlare col muro a notte fonda avrebbe pensato che ero matta. ³Non ti preoccupare,² disse lui, ²lo sanno tutti che sei matta!². E il giorno successivo mi chiese se avevo parlato col fantasma, ma io risposi: ³No, mi sono sentita così stupida².

E lui: ³No, no, devi parlare con il fantasma². Era davvero insistente e quindi una notte, sola nella mia stanza, dissi qualcosa del tipo: ³Sono un avvocato, sono una persona normale e non credo ai fantasmi, è un piacere incontrartiŠ e adesso per favore vai via². Ma il giorno dopo, quando glielo raccontai Osho mi disse: ³Ma no, no, devi conversare più a lungo col fantasma!². Ed era completamente serio. Cominciavo a essere piuttosto spaventata. Feci venire anche qualcun altro a dormire nella stanza per controllare la situazione e anche questa persona confermò: ³Ho sentito anch¹io il fantasma².

Qualche tempo dopo, durante un discorso in Buddha Hall, Osho cominciò a parlare di tutta questa faccenda del fantasma e alla fine disse che i fantasmi non esistono: ³Anando ha solo molta immaginazioneŠ².

Beh, grazie tante!

Anni dopo, compresi che Osho non faceva mai niente senza una ragione valida. Anche gli scherzi che ci faceva avevano uno scopo. Dopo che ebbe lasciato il corpo, mi ricordai di questa storia del fantasma e cominciai a parlare con il muro come se fosse una meditazione ed è stata una cosa fantastica per me. Per me è stata una meditazione incredibilmente liberatoria... il semplice stare seduta e parlare col muro.

Il modo di essere di Osho, totalmente naturale e innocente, mi faceva sentire completamente a mio agio. Era un misto tra l¹innocenza birichina di un bimbo e un¹incredibile intelligenza e chiunque notasse solo la prima di queste due cose, lo faceva a suo rischio e pericolo, come ho potuto constatare più volte.

Molte persone commettevano questo grande errore con Osho. Pensare di saperne più di lui sulle cose del mondo. Come potete capire dai suoi discorsi, Osho aveva un¹incredibile comprensione della mente umana e delle sue debolezze e più volte ci ha sorpreso con i suoi commenti sulla politica e anche su altre situazioni del mondo che si rivelarono poi inquietantemente profetiche. Ero vagamente consapevole del fatto che lui stava ³lavorando² costantemente su tutti noi, ma il suo essere così ordinario, mi ha portato a darlo per scontato più di una volta e spesso non sono riuscita ad afferrare l¹essenziale.

Io dovevo essere sempre reperibile sul cerca-persone, pronta a ogni sua chiamata, e una volta lui continuò a premere il pulsante praticamente ogni ora e mezzo, notte e giorno, per più di una settimana. Non capivo cosa stava succedendo: ero in carenza di sonno, quasi sul punto di avere allucinazioni, senza più idea di dove fossi e di chi fossi.

Chiesi all¹altra persona che si prendeva cura di lui, la quale mi disse che non si era mai comportato così prima di allora. Mi arrabbiai veramente e dissi a Osho che avrei dato il cerca-persone a qualcun altro, perché avevo bisogno di dormire un po¹. Cinque minuti dopo, prima che avessi il tempo di passarlo a qualcuno, lo azionò di nuovo. Andai nella sua stanza e vidi che aveva fatto cadere un bicchiere per terra e che la coca cola era sparsa dappertutto. Disse: ³Guarda cosa è successo, non puoi andare a dormire adesso². Ero furiosa. Pulii tutto e scappai via, trovai il suo medico, gli passai il cerca-persone e presi un sonnifero. Non so quanto a lungo dormii, ma quando mi svegliai il suo medico era seduto sul mio letto e mi stava dicendo che Osho voleva vedermi. Mi girai dall¹altra parte e mi rimisi a dormire.

Solo qualche anno dopo lessi un libro dove Osho parlava di una tecnica Sufi di privazione del sonno, che permette alle persone di sperimentare dimensioni ben oltre la mente. Compresi solo allora che il mio ego ostinato mi aveva fatto perdere un¹eccezionale esperienza che Osho aveva in serbo per me.

Qualche volta mi sentivo triste perché mi rendevo conto che Osho aveva dei discepoli scadenti come me. Ma la sua compassione, e il suo amore, erano senza limiti. Mi ricordo una volta che ero in sindrome premestruale e mi sentivo totalmente in balia dei miei ormoni. Sapevo che stavo entrando nella sua stanza con una specie di folle energia maniacale, così quando Osho mi guardò e mi chiese come stavo esclamai immediatamente: ³Mi sento nevrotica, psicotica, completamente folle!².

Un grande sorriso illuminò il suo volto e in modo molto amorevole mi disse: ³Ottimo!².

Subito sentii tutta la tensione che svaniva e cominciai a sorridere anch¹io. E la cosa più incredibile è che dopo quell¹episodio non ho mai più provato quel tipo di folle energia, anche se prima mi visitava a intervalli regolari, provocando spesso sgradevoli comportamenti di cui mi sono sempre pentita dopo.

La totale accettazione che Osho aveva di me, così com¹ero, faceva parte della straordinaria ³normalitಠdi lavorare con lui. In realtà era tutto così naturale che solo più tardi ho capito quanto profondamente mi avesse aiutato e quanto accettazione e fiducia si fossero radicate in me. Cosa che non mi era mai riuscita prima nella mia vita, nonostante tutti i successi raggiunti.

Una delle storie di Osho che amo di più raccontare è accaduta in un frangente in cui ebbi l¹intuizione di cosa significhi essere illuminati. Osho faceva sembrare l¹illuminazione molto semplice... e mi si può perdonare per aver pensato che, conducendo una vita come la sua, chiunque avrebbe potuto agire da illuminato. Osho non aveva ³problemi² di cui occuparsi, a parte il costante flusso di lettere che riceveva dalle persone piene dei loro problemi. Lui stava semplicemente seduto tutto il giorno nella sua stanza con l¹aria condizionata e le persone del suo staff si prendevano cura di tutto: la stanza, i vestiti e i pasti. Lasciava la sua camera solo per fare quei 100 metri che lo separavano dalla Buddha Hall (e dentro una Rolls Royce con l¹aria condizionata!) dove sedeva, sempre protetto dall¹aria condizionata, e teneva il suo discorso. Una volta disse: ³Ho vissuto una vita sempre in aria condizionata².

Tuttavia tutto questo cambiò quando venne espulso dall¹America dal governo dei fondamentalisti cristiani di Ronald Reagan, ben conosciuti per la loro intolleranza. Per questa gente era troppo che un uomo dalla pelle scura attraesse fino a ventimila persone nella sua città nel deserto, soprattutto in un momento in cui molte delle chiese cristiane stavano osservando una drastica diminuzione delle presenze, specialmente fra i giovani. Non solo lo deportarono, sulla base di una violazione ³tecnica² della legge sull¹immigrazione, ma riuscirono anche a far mettere il suo nome nello schedario dell¹Interpol con l¹etichetta ³pericolo per la sicurezza nazionale². Cosa che in un certo senso era vera: insegnare alla gente a cercare la propria verità, la propria ³autorità interiore² era un pericolo per chi deteneva il potere e aveva tutto l¹interesse a far sì che le persone rimanessero facilmente manipolabili!

Ma con quell¹etichetta data dall¹Interpol Osho fu considerato una specie di terrorista. Come risultato, dopo aver lasciato l¹America, venne espulso da tutti i paesi che visitava. L¹episodio di cui sto parlano avvenne a Heathrow, l¹aeroporto di Londra. Osho era stato espulso dalla Grecia circa 36 ore prima, con la scusa che disturbava l¹ordine pubblico. Veramente ridicolo, perché mentre era lì non usciva mai dalla casa dove abitava e l¹unica persona che sembrava essere disturbata dalla sua presenza era l¹arcivescovo del luogo, il quale immagino non gradisse il fatto che migliaia di persone erano arrivate da tutto il mondo per ascoltare Osho parlare nel suo giardino, mentre ad ascoltare lui c¹era solo una congrega di donne anziane in continua diminuzione. Ancora una volta, come già si era visto in America, i capi religiosi avevano una potente influenza sui politici.

Dopo aver lasciato la Grecia eravamo stati espulsi dalla Francia, dalla Svizzera e dalla Svezia. Arrivammo a Heathrow di notte e il nostro pilota doveva, per legge, riposare dopo tutte quelle ore di volo. A Heathrow non ci sono stanze d¹albergo per passeggeri in transito e a Osho fu rifiutato il visto di una notte per andare in un albergo vicino. Fu mandato invece alla prigione che usano a Heathrow per gli immigrati clandestini. Potete ben immaginare come fosse, strapiena di poveracci, molti dei quali lì da molto tempo.

I gabinetti e le docce erano sudici: melma verde, puzza di urinaŠ e anche peggio. Inoltre c¹era molto fumo di sigarette. Osho era allergico agli odori, che gli procuravano una sorta di reazione asmatica: per questo il suo appartamento era costantemente pulito meticolosamente e igienizzato. E lui stesso era sempre molto pulito, immacolato e ordinato nell¹aspetto. La mattina, mentre lo aspettavamo vicino all¹aereo privato, eravamo molto preoccupati per come avesse passato la notte. Sicuramente non gli era stato possibile fare una doccia e non aveva neanche un cambio di abiti, aveva ancora addosso la tunica con cui dormiva quando era stato arrestato in Grecia.

Dopo una lunga attesa, arrivò un furgoncino con le sbarre ai finestrini. Saltarono giù due poliziotti con i fucili spianati. Un altro aprì la porta posteriore del furgone e Osho venne fuori. Si guardò attorno e quando ci vide un bellissimo sorriso gli illuminò il volto. Unì le mani nel saluto del namastè e in quel momento era esattamente lo stesso di quando usciva dalla sua Rolls Royce, dopo aver lasciato la sua stanza con l¹aria condizionata. Nonostante i suoi abiti fossero sporchi, nonostante non avesse dormito tutta la notte e stesse arrivando da un posto sudicio e puzzolente, la sua intera persona irradiava freschezza e grazia. Ed eleganza.

Quello fu il momento in cui ebbi l¹intuizione di cosa significhi illuminazione, significa che tu sei lo stesso, qualunque sia la situazione. Significa che niente può disturbare la tua pace interiore.

Anando

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